martedì 19 febbraio 2013

Per decidere chi votare

Eh si, le elezioni politiche si avvicinano e noi bravi cittadini dobbiamo vincere il disgusto sempre più evidente, che ci prende alla bocca dello stomaco, verso la politica e andare a votare.

Eh si, perché anche se a volte ci sembra che non cambi niente, dobbiamo esercitare il nostro diritto/dovere e dire la nostra, scegliere i candidati che possano realmente fare l’interesse del popolo.

A questo proposito, visto che non voglio fare campagna elettorale per alcuna parte politica, ti sottopongo un interessante articolo di Affaritaliani:

Si è parlato poco, in questa campagna elettorale, di tasse. In realtà è il problema dei problemi. Tanto che non si viola la libertà dei lettori se si consiglia di votare quel partito o quello schieramento che mostra la maggiore consapevolezza in materia di tasse e promette ed assicura un impegno urgente e concreto e provvedimenti mirati in difesa dei tartassati.

E sì, perché davvero non se ne può più e bisogna dire basta. La pressione fiscale effettiva al 55% è un record mondiale. Certificato dalle relazioni del Governatore della Banca d'Italia Visco e del Procuratore Generale della Corte dei Conti Giampaolino.

Peraltro, se si tiene conto delle addizionali regionali provinciali e comunali la pressione fiscale sfiora il 70%. E' evidente che per non ridurre la spesa pubblica, tanto cara alle clientele dei politici, si aumentano all'infinito le tasse. Sicché si può affermare, emendando la Costituzione, che l'Italia è una Repubblica fondata non sul lavoro ma sulle tasse. Altrove non è così. Negli Usa, ad esempio, si paga al massimo un 20% di tasse ed è finita lì. Non hanno addizionali sul bollo, o su gas, luce e via tassando. In Russia la tassazione media è il 15%, in Svizzera tra 12% e il 20% e se assumi tre operai per quattro anni non paghi tasse. In Austria il 15%. E non si sta parlando di paradisi fiscali ma di Paesi normali.

Il fisco eccessivo uccide l'economia del Paese: ha di fatto messo in moto un processo recessivo senza precedenti, che ha riportato l'Italia indietro di 40 anni. Con una pressione fiscale, in particolar modo sulle imprese, pari al 57%, considerando che in Germania è di 20 punti più bassa, non si va da nessuna parte.

Si calcolano, solo nel 2011, 1.200 morti dirette ed indirette di imprenditori e contribuenti vari a causa dei metodi troppo spicci dei riscossori, morti suicidi di crepacuore o di malattia. Perché gli Italiani sono considerati tutti Evasori a "prescindere".

Utilizzato sempre più spesso dal Fisco è l'accertamento bancario.
Il funzionamento è lo stesso degli accertamenti induttivi in genere: l'ufficio locale dell'agenzia delle entrate richiede la motivazione di tutti i movimenti effettuati sul conto corrente bancario del contribuente e questi deve giustificarli con documenti alla mano, spesso e volentieri dopo tre o quattro anni.

Si riproduce, così, quel perverso ed odioso fenomeno, presente anche nel redditometro, del ribaltamento del 'peso' della verifica dal fisco al cittadino, con tutte le intuibili difficoltà per il contribuente, costretto a 'rincorrere' i capricci del funzionario di turno. Ma l'aspetto assurdo di tale accertamento - almeno in Italia - è che vengono presunti come reddito 'in nero' non solo i versamenti ma anche i prelevamenti non giustificati.
E questo a causa di una pazzesca doppia presunzione in base alla quale il fisco presuppone che le somme prelevate vengano utilizzate per acquistare beni o servizi da cui si ricava reddito in nero. Si tratta ovviamente di un arbitrio. Ma esso è stato voluto dal nostro legislatore e, per quanto palesemente ingiusto, avallato anche dalla recente Cassazione.

Ciò porta a concludere che, in periodi di crisi ed 'esigenza di cassa', i principi fondamentali di giustizia vengono limitati o annullati a favore degli interessi erariali. E a farne le spese, come sempre, sono i cittadini.

Quanto all'evasione fiscale in Italia va detto che:

1) L'economia criminale (mafia e malavita) vale 78,2 miliardi di euro l'anno.

2) Big company (le grandi aziende) valgono 38 miliardi di euro l'anno.

3) L'economia sommersa (extracomunitari e doppio lavoro): 34,3 miliardi di euro l'anno.

4) Le società di capitali (spa e srl): 22,4 miliardi di euro l'anno.

5) Autonomi e piccole imprese (idraulico e parrucchiera): 8,2 miliardi di euro l'anno.

Se si riuscisse a far pagare le tasse a tutti ma proprio tutti i "piccoli", si recupererebbe neanche il 5% del totale nazionale! E con appena un paio di big company "acciuffate" faremmo pari con tutti gli artigiani d'Italia, tanto odiati e insultati da tutti (dati confermati da contribuenti.it e 3 agenzie: una italiana e due straniere)".

E che dire del redditometro? Concepito per individuare i casi di sfacciata incompatibilità tra consumi personali e redditi dichiarati al fisco, avrebbe dovuto trovare uso per la determinazione dei redditi dei soggetti coinvolti nei fenomeni di criminalità organizzata. Oggi, invece, sappiamo bene che il redditometro è diventato uno degli strumenti principali di accertamento, utilizzato a tappeto nei confronti di tutti i cittadini, inclusi pensionati e casalinghe che ben poco hanno a vedere con riciclaggio e criminalità organizzata.

A fronte di questo lo Stato non paga i suoi "debiti" verso i fornitori per una cifra di circa 100 miliardi di euro, allora perché pretende il pagamento delle tasse? Ebbe a dire Luigi Einaudi: "Solo se lo Stato è onesto può pretendere onestà dai cittadini". Concetto nobile e limpido, da rispolverare. Per decidere chi merita il nostro voto.


Alla tua Indipendenza Finanziaria

Filippo

2 commenti:

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