venerdì 19 ottobre 2012

Reinventarsi… con le fragole?

Oggi torno a parlarti di un tema a me caro: reinventarsi in tempi di crisi.

Eh si, perché è vero che la situazione attuale crea ansia, contrasti, difficoltà… ma crea anche i presupposti per il cambiamento.

Ecco quindi che possiamo sfruttare questo periodo così denso di insidie per rinnovare quello che facciamo.

Oggi ti voglio quindi riportare un caso di una persona che ha lasciato tutto e ha cambiato vita.



Te lo riporto per farti capire che… è possibile. Ci sono persone che hanno preso il coraggio a due mani e l’hanno fatto.

La protagonista di questa storia è Paola Visigalli, un’economista di 34 anni (laureata all'Università Cattolica di Milano nel 2001) che a Rivanazzano Terme, in provincia di Pavia, il 1 agosto 2011 ha aperto un’attività: la società agricola Malbosca, specializzata nella produzione di fragole.

Ha lasciato Milano, passando da una esperienza in una società di telecomunicazioni dove ha lavorato sei mesi con un contratto interinale, una azienda di servizi e ricerca del personale dove per due anni è stata responsabile commerciale di filiale e una società di consulenza fiscale e tributaria dove, assunta a tempo indeterminato, ha svolto la sua attività per ben otto anni, fino al 2010.

La sua dimensione l'ha trovata nelle fragole, in aperta campagna, in mezzo alla natura.

Lontano, quindi, dalla vita frenetica cittadina milanese.
«Ho deciso di mollare tutto per dedicarmi all’agricoltura», racconta Paola, «fino allo scorso anno ero sommersa dalle carte, e passavo le mie giornate chiusa in pochi metri quadri.
Oggi, invece, il mio studio è all’aria aperta».

Una prova di coraggio, in barba alla crisi: «Basta avere idee e passione», dice categorica «per potersi inventare un lavoro. E pian piano i risultati arrivano».

DOMANDA Hai lasciato tutto per coltivare fragole. La tua scelta è stata condizionata dai problemi di lavoro?
RISPOSTA Il mio rapporto con la società di consulenze fiscale è tutt’ora ottimo, ma allora c’era stato un cambiamento dei soci e l’aria che si respirava al lavoro non era più bella come in passato.
Di sicuro questo è stata una delle cause che mi ha spinta a lasciare.

DOMANDA E gli altri?
RISPOSTA Il desiderio di mio fratello di tornare dal Belgio dove lavorava e la prospettiva di lavorare insieme.
E poi la voglia di riappropriarmi del mio tempo.
Di avere, insomma, una vita privata che a Milano non possedevo.

DOMANDA Sì, ma oggi chi ha un impiego, soprattutto se stabile, difficilmente molla tutto.
RISPOSTA A meno che non senta un forte richiamo dentro di sé.

DOMANDA Quale?
RISPOSTA La voglia di libertà che da un anno assaporo ogni giorno e l’amore per l’agricoltura.

DOMANDA Come nasce in un’economista la passione per la terra?
RISPOSTA In realtà, non è nata all’improvviso. L’ho sempre avuta sin da piccola. Poi crescendo è diventata attenzione per i cibi sani e naturali e per i loro processi di produzione. Una cura che oggi è la filosofia che ispira la mia azienda.

DOMANDA Da economista ad agricoltore, però, il passaggio non è proprio immediato.
RISPOSTA In realtà, tutte le mie conoscenze e competenze ora sono al servizio dell’attività.
Non a caso, se mio fratello si occupa degli aspetti tecnico pratici, io curo la parte amministrativa e commerciale.
Oltre all’attività nei campi.

DOMANDA Lavoro fisico?
RISPOSTA Sì, dalla raccolta delle fragole alla vendemmia.

DOMANDA Nel giro di un anno hai completamente cambiato vita. Come è stato trasferirsi dalla metropoli alla campagna?
RISPOSTA I primi tempi è stato difficile. Un cambiamento quasi traumatico soprattutto nella gestione del tempo. Sono passata dalla vita frenetica milanese ai ritmi lenti della realtà di provincia.

DOMANDA E poi?
RISPOSTA Presto mi sono abituata. E ora posso dire che non ha prezzo riscoprire i ritmi naturali del tempo e riappropriarsi di uno stile di vita normale.

DOMANDA Milano, quindi, non ti manca?
RISPOSTA Professionalmente no. A volte, invece, sento un po’ la mancanza della vita cittadina.

DOMANDA Nessun rimpianto, insomma?
RISPOSTA Nessuno. Anzi, posso dire che la qualità della mia vita è migliorata.

DOMANDA Come?
RISPOSTA A Milano mi alzavo al mattino alle 6.15 e non facevo altro che correre e lavorare tutto il giorno. In pratica non avevo una vita privata. Qui, mi alzo prestissimo, magari lavoro anche 12 o 13 ore e non mi fermo neppure il sabato e la domenica. Ma sono felice.

DOMANDA Come te lo spieghi?
RISPOSTA Il motivo è semplice: faccio qualcosa per me e per la mia azienda e la soddisfazione a fine giornata è massima.

DOMANDA Come descriveresti questa rivoluzione nella sua vita?
RISPOSTA È stato un passaggio radicale dal freddo al caldo.

DOMANDA In che senso?
RISPOSTA Sono passata dal mondo asettico delle carte al calore della natura.

DOMANDA La finanza, dunque, era una sorta di gabbia?
RISPOSTA È un mondo che non ha nulla di concreto e materiale. È inspiegabile, invece, la soddisfazione che provo nel veder maturare le fragole o il vino che produciamo. In fondo curare le viti in primavera e vendemmiare in autunno è un po’ come vedere crescere un bambino. E, poi, ci sono il contatto diretto con le persone e il sapore della libertà.

DOMANDA Libertà?
RISPOSTA Anche fisica. Sono passata dalla luce artificiale nella stanzetta del mio studio a Milano a quella naturale della mia terra: circa 1.800 metri quadri per la serra delle fragole e poi altri cinque ettari di proprietà.

DOMANDA Che cosa ti regala più emozione nel tuo lavoro?
RISPOSTA L’odore delle fragole rosse nella serra non ha prezzo. Ma anche alzarsi al mattino d’estate alle 5 e sentire l’aria fresca sulla faccia. Una bella differenza rispetto alle strade trafficate di Milano. Ma c’è soprattutto un’altra cosa.

DOMANDA Quale?
RISPOSTA La soddisfazione dei clienti. È questo che mi trasmette un senso di profondo appagamento perché significa riuscire a trasmettere agli altri la filosofia che ispira il mio lavoro, la cura e l’attenzione per la qualità. Non potrò mai dimenticare, per esempio, la gioia di fronte ai miei primi compratori di fragole.

DOMANDA Qual è stato il tuo investimento iniziale?
RISPOSTA Mio padre aveva una piccola proprietà dove coltivava la sua passione per il vino. Io e mio fratello poi abbiamo deciso di incrementare l’attività con un impianto per la coltura delle fragole fuori suolo (a un metro da terra). Ma abbiamo allargato la produzione anche al granturco.

DOMANDA Le banche ti hanno sostenuta?
RISPOSTA Io e mio fratello abbiamo presentato un business plan che ci è stato approvato. Devo dire che abbiamo fatto appena in tempo, prima che gli istituti di credito chiudessero le porte agli investimenti.

DOMANDA Nessun intoppo, insomma?
RISPOSTA Solo se un anno di pratiche burocratiche non sono da considerarsi un intoppo. I tempi della burocrazia e i suoi costi sono stati senza dubbio la principale difficoltà. Non a caso il nostro progetto era pronto da febbraio 2011 e siamo partiti il 1 agosto.

DOMANDA Perché le fragole?
RISPOSTA Abbiamo fatto un’attenta analisi di mercato e abbiamo capito che era la scelta giusta. Oltre ad avere ricadute mediche, questo frutto è richiesto tutto l’anno. Solo che nella maggior parte dei casi, finita la loro stagione (maggio e giugno), le fragole vengono importate dall’estero. Da qui la nostra decisione di coltivare in maniera naturale fragole rifiorenti e fuori suolo.

DOMANDA Ormai è passato oltre un anno dall’apertura dell’attività. Qual è il bilancio?
RISPOSTA Un anno faticoso, ma positivo.

DOMANDA Hai già progetti per il futuro?
RISPOSTA Aprire un laboratorio di confetture per le fragole non destinate alla vendita e, poi, allargare la produzione ai frutti di bosco.

Ti presento la mia nuova macchina (l’ho cambiata da poco…):





Alla tua Indipendenza Finanziaria

Filippo

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