venerdì 3 agosto 2012

Agosto bollente: crolla l’euro?

Nel mese di agosto, quando più o meno tutti siamo in vacanza e vogliamo rilassarci e non pensare al lavoro, all’economia, ai risparmi, ecc… finisce che ci propinano una “supposta” ad hoc: che sia una manovra finanziaria, che sia un attacco speculativo, sembra che le cose peggiori (o quasi) accadano in agosto.

Per questo più di un amico mi ha chiesto preoccupato: “non è che in agosto l’euro crolla e prima di poter reagire ci troviamo al ritorno delle vacanze che la frittata è fatta?”

Ti riporto allora un interessante articolo di Elido Fazi:

Cosa succederà quest’estate all’Euro mentre noi siamo al mare o in montagna?

Cosa avranno deciso mercoledì 18 luglio i nove banchieri più potenti del mondo (Goldman Sachs, JP Morgan, Morgan Stanley, Citigroup, Bank of America, Deutsche Bank, Barclays, UBS e Credit Suisse) durante la loro cena mensile?

Una mossa simile a quella proposta nel settembre del 2011 da Alan Brazil,  stratega di Goldman Sachs?

Come ha rivelato il «Wall Street Journal», Brazil consigliò ai propri clienti operazioni ribassiste sull’Euro per guadagnare, con l’uso dei CDS (Credit Default Swaps), dai possibili fallimenti di alcune banche spagnole, nonostante la Goldman Sachs sia uno dei principali consulenti di Madrid.

L’estate sarà al cardiopalmo, come scrive il «New York Times»?

Non accadrà nulla di clamoroso, secondo me, a meno che non succeda qualcosa di imprevisto in Medio Oriente oppure nelle sedi delle agenzie di rating.

Per molti giorni i quotidiani grideranno “Al lupo, al lupo”, ma non fatevi impressionare dai titoloni a caratteri cubitali tipo «Fate presto» o «Allarme Euro».

Lo spread andrà su e giù, come sulle montagne russe al luna park, ma non conoscendo l’entità delle transazioni, che ad agosto scendono al minimo annuale dato che anche i grassi banchieri vanno in vacanza, non sapremo mai di cosa si tratta precisamente.

Sarà come la notizia che appare ogni fine anno: “gli ebook hanno superato le vendite cartacee”, senza specificare che si tratta delle vendite del giorno di Natale, quando le librerie sono chiuse e a casa molti ricevono per la prima volta un iPad o un android.

Anche se la BCE non è ancora in grado di fare quello che dovrebbe fare, cioé acquistare – ove fosse necessario – direttamente BTP alle aste, a settembre ritroveremo  l’Euro vivo e vegeto, e in Italia il costo del debito non aumenterà, perché non abbiamo aste di BOT o BTP in programma – quelle che c’erano sono state cancellate.

Visto che Draghi non può permettersi la Polinesia e anche di recente ha ribadito, “noi siamo molto aperti e non abbiamo tabù”, speriamo che da Francoforte o da Sabaudia dia ordine di intervenire almeno sui mercati secondari, dove necessario.

Ma i passi che l’Europa deve compiere sono ormai stati tracciati nel Consiglio d’Europa a fine giugno e, a meno che la Corte Costituzionale tedesca non bocci l’ESM e il Fiscal Compact il 12 settembre, io non credo che Angela Merkel ci ripensi – e se lo fa qualche oscuro ministro finlandese non farà molta differenza.

Dopo la supervisione bancaria affidata alla BCE e la necessaria garanzia a livello europeo sui depositi dei risparmiatori, il prossimo passo in autunno sarà quello di cominciare a discutere seriamente dell’istituzione di un ministro delle finanze europeo.

Quanti mesi ci vorranno? Francamente non lo so, ma spero che non siano tanti.

Considerato che il ministro delle finanze europeo diventerà uno degli uomini o delle donne più influenti al mondo, il grande problema da risolvere è quello della democraticità.

Chi lo dovrà nominare? Chi lo dovrà controllare? 

Come fare affinché non  si crei una tecnostruttura con poteri troppo ampi in grado di sfuggire a qualsiasi vigilanza, come è ora la BCE?

Di questi temi per ora si sta interessando solo la Corte Costituzionale tedesca, che ha ben presente l’articolo 20 della  sua Costituzione, secondo il quale il potere dello Stato discende dalla sovranità del popolo e del Parlamento.

Quanto conta la sovranità del popolo europeo, debolmente rappresentato dal Parlamento Europeo?

Non è da escludere che a ferragosto una delle agenzie di rating decida di declassare nuovamente qualche paese europeo, forse persino la  Germania, che gode ancora del rating massimo, AAA.

Moody’s ha già dato qualche segnale in proposito, rivedendo l’outlook dell’economia tedesca da stabile a negativo.

Ci sarebbe da ridere se declassassero la Germania, soprattutto ora che quasi tutti sanno che le agenzie di rating non sono altro che delle società private a scopo di lucro che agiscono in condizioni di oligopolio, i cui maggiori clienti sono spesso le banche interessate a speculare sull’Euro.

L’Italia, come è noto, è attualmente valutata da tutti BBB, con l’unica eccezione di Fitch.

Cosa significa questo voto? Potrebbe cambiare? E se sì, cosa potrebbe succedere?

La risposta alla seconda domanda è sì.

Per quanto riguarda la prima, in teoria il voto è poco più di una previsione meteorologica:

AAA      nessun rischio di pioggia

AA          1% di rischio di pioggia

A             3% di rischio di pioggia

BBB        4% di rischio di pioggia

BB           5% di rischio di pioggia

B             16% di rischio di pioggia

CCC        temporale in avvicinamento

La risposta alla terza domanda è che purtroppo un declassamento dell’Italia a BB potrebbe farci male.

Perché? Anche se dal punto di vista scientifico, economico e finanziario le previsioni valgono poco, possono essere nocive: secondo il regolamento, scendendo sotto BBB, i fondi di investimento, i fondi pensioni e le casse previdenziali non potrebbero più investire sui nostri BTP, e il declassamento costringerebbe molti investitori istituzionali a disfarsi del nostro debito.

Se Fitch invece decidesse di retrocederci, l’effetto ricadrebbe principalmente sulle banche, costrette a integrare del 10% le garanzie presso la BCE.

Ma perché non si abolisce al più presto il valore legale attribuito al rating, ridando libertà ai gestori dei fondi? Quale istituzione potrebbe toglierci questa spada di Damocle dalla testa?

Difficile a dirsi.

Se le cose dovessero mettersi male suggerisco due soluzioni.

La prima potrebbe essere quella di obbligare i fondi pensione italiani ad acquistare BTP.

La seconda quella di obbligare le imprese a investire i fondi per il  TFR in titoli del debito pubblico italiani.

In alcuni paesi asiatici la reintegrazione dei controlli di capitale ha funzionato.

Capisco che questo significhi un passo indietro rispetto alla libera circolazione dei capitali.

Ma non sarebbe ora di superare questo tabù e cominciare a discuterne anche a Bruxelles?



Anche se non condivido al 100% le tesi (e le speranze) di Fazi per una maggiore integrazione europea, ho apprezzato molte sue considerazioni; poco dopo mi sono imbattuto in una citazione molto interessante, di cui tanti economisti e politici dovrebbero fare tesoro:

"Nella sfera economica: un atto, un'abitudine, un istituzione, una legge non producono un solo effetto ma una serie di effetti. Di questi effetti solo il primo è immediato e si concretizza immediatamente con la causa che l'ha generato, ed in più si vede. Gli altri effetti emergono solo successivamente, non si vedono, e se siamo fortunati possiamo prevederli.

"C'è solo una differenza tra un buono ed un pessimo economista : il pessimo economista si limita a trattare solo quello che ha degli effetti visibili; mentre il buon economista prende in considerazione sia quello che possa avere degli effetti che possono essere visti, che gli effetti che devono essere previsti.

"Eppure questa differenza è enorme; perché quasi sempre accade che quando l'immediata conseguenza è favorevole le conseguenze successive sono disastrose, e viceversa. Da questo ne consegue che il pessimo economista persegue l'obiettivo di fare un piccolo regalo che però sarà seguito da un grande dolore che arriverà in seguito, mentre il buon economista persegue dei fatti positivi che devono accadere, con il rischio nel breve di fare qualche piccolo regalo poco gradito."


Da un saggio di Frédéric Bastiat del 1850, "Ciò che è visibile e ciò che è invisibile"

Il blog va in ferie anche quest'anno: ti auguro buone vacanze e ci ritroveremo a settembre!

Ti lascio con un video "medievale":



Alla tua Indipendenza Finanziaria

Filippo

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