venerdì 15 giugno 2012

Finanza: questa sconosciuta in famiglia

Quando si pensa alla finanza di solito si pensa alle imprese.

Raramente il pensiero corre alle famiglie.

Ma negli ultimi 10 anni è avvenuta una mezza rivoluzione che ha ribaltato questa credenza: oggi l’insieme dei mutui sulla casa in Italia è della stessa entità dei prestiti a medio e lungo termine erogati alle imprese.

Negli Stati Uniti - Paese che per tante cose fissa le tendenze future - già supera il volume del debito delle imprese.

Da noi il mercato del credito al consumo (prestiti per comprare l’auto, la lavatrice, le vacanze, la TV, ecc…) è più grande dell'industria di private equity e vi sono più sportelli bancari che pizzerie.

Le famiglie sono diventate i migliori generatori di profitto (!) per le banche e gli intermediari finanziari sia quando investono i loro risparmi sia quando prendono un prestito personale.

Se ci pensi tra un prelievo al bancomat, l'addebito automatico di una bolletta, la consultazione online dei propri investimenti, il ritiro di un libretto di assegni, un pagamento con carta di credito, l'investimento di qualche risparmio, la richiesta di un nuovo prestito o il pagamento della rata di un mutuo, forse non passa giornata che una famiglia non abbia a che fare con il mercato finanziario.

Questi servizi sono ovviamente di grande aiuto perché ci fanno risparmiare del tempo, offrono migliori opportunità di investimento e permettono di ottenere liquidità quando è necessaria e quindi il loro sviluppo va sostenuto.

Ma nascondono insidie non presenti nel mondo della finanza di impresa (o “corporate”).

La complessità delle transazioni, degli strumenti e dei contratti sottostanti è cresciuta man mano che cresceva il legame tra famiglie e finanza.

Invece la capacità di CAPIRE questi strumenti non ha seguito questo trend e non è migliorata di pari passo.

In un'indagine della Banca d'Italia solo la metà delle famiglie dice che se detiene un fondo azionario e la Borsa crolla diventa più povera, le altre o non sanno rispondere o pensano di diventare più ricche.

Solo un quarto indovina che se investe mille euro in un conto corrente al 2% senza costi alla fine dell'anno disporrà di 1.020 euro.

La metà delle famiglie non riesce a riconoscere il saldo del conto corrente quando gli viene mostrato un estratto conto.

Eppure quasi tutte le famiglie hanno un conto corrente e degli investimenti e molte un mutuo.

Tra quelle che non sanno leggere l'estratto conto, il 13% ha investimenti in obbligazioni o in fondi o in azioni, e forse c'è da chiedersi come mai.

Ciò che rende le famiglie diverse dalle imprese non è il fatto che un imprenditore ne sa di finanza più di un capofamiglia, anche se verosimilmente è così.

La vera differenza è che mentre l'impresa spesso ha una dimensione sufficiente per permettersi di assumere un esperto o perfino dotarsi di un ufficio finanza, la stragrande maggioranza delle famiglie non possono e devono cavarsela da sole.

Questo le rende facili prede di cattivi consiglieri
o di intermediari interessati in primis ai propri profitti e in subordine agli interessi dell'investitore/cliente.

Come possiamo ridurre il rischio che ciò accada?

Molti Paesi hanno iniziato ad affrontare questo problema complesso spinti a reagire anche dagli abusi emersi durante la crisi finanziaria.

Nel 2010 gli Stati Uniti hanno creato un'apposita agenzia - il Consumer Financial Protection Bureau - con la specifica missione di vigilare sui mercati per i servizi finanziari alle famiglie, per metterli al servizio di queste ultime ogni volta che vi fanno ricorso.

Ma poiché la prima (e forse migliore) linea di difesa da abusi e da errori è un individuo informato, per il lungo periodo il Tesoro americano ha in cantiere un vasto programma di educazione finanziaria da varare nelle scuole e nei posti di lavoro.

In Italia, a parte pochi sporadici interventi, manca una strategia per affrontare la questione in modo durevole.

A me viene il sospetto che questo sia voluto…

Per questo siamo chiamati più che in passato ad interessarci dei nostri soldi, per questo ho creato questo blog.

L’ex ministro dell'Economia Tramonti conserva ancora il famoso barattolo di pomodori Cirio che nel lontano 2003 egli adottò come promemoria del suo impegno in difesa del risparmiatore.

È ora di passarlo a Monti prima che metta la ruggine....

A proposito di Monti, ti lascio con il video di un suo intervento (interessante anche il commento che chi lo ha messo su youtube esprime... te l'ho riportato sotto il video)... ogni tanto qualcuno esclama "il re è nudo!"



Commento: Conferenza stampa di Mario Monti a Bruxelles, subito dopo il Consiglio Europeo. Una giornalista della televisione danese fa una domanda un po' troppo schietta: "Ho una domanda sull'economia. Voi leader europei parlate di ottimismo, di posti di lavoro e di crescita. Ma non è una presa in giro, visto la vita vissuta, la vita reale dei paesi europei di oggi?".

Alle parole "presa in giro" il sobrio e compassato tecnico italiano abbandona la consueta impenetrabile maschera di cera e per alcuni centesimi di secondo si lascia sfuggire un'espressione stupefatta e un po' allarmata. Poi rientra il pilota automatico, una sorta di super-io freudiano governato da un team di neuroni tecnici con il compito di far rientrare quell'espressione di emergenza e a riabbassare lo spread tra una mimica facciale incontrollata (tipicamente italiana) e una più consona impassibilità mittel-europea.


Alla tua Indipendenza Finanziaria

Filippo

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