venerdì 11 novembre 2011

Che qualcosa si stia – lentamente – muovendo?


Oggi, 11/11/11, è un giorno palindromo (ossia una data che si può leggere sia da sinistra verso destra che viceversa): alcuni dicono che è un giorno speciale, da temere.

Presagio di chissà quali sventure.

Mi verrebbe da dire: “ogni scusa è buona per essere pessimisti e vedere nero…

Per questo voglio portarti una notizia che potrebbe (uso il condizionale perché non si sa mai) portare un bagliore di luce nel buio.



Se mi segui da tempo uno dei motivi per cui scrivo da quasi 2 anni questo blog è perché in Italia – ancor più che in altri Paesi – c’è molta ignoranza in campo finanziario.

Questo sia per un retaggio culturale e di tradizioni sia perché sulla nostra ignoranza ci campano in molti (banche, assicurazioni, SIM, SGR, oltre che truffatori che ti promettono chissà quali guadagni in brevissimo tempo).

Se hai letto il Report scaricabile gratuitamente qui a fianco ne avrai avuto un assaggio.

La buona notizia è che uno studio commissionato da Banca di Italia rileva come l'educazione finanziaria sia particolarmente efficace soprattutto tra gli studenti delle scuole elementari.

Dai primi dati, emerge un quadro che vede:
gli studenti delle elementari aumentare la quota di risposte corrette dal 52% della rilevazione 2010 al 71% del 2011;
in maniera meno rilevante salgono le competenze rilevate per gli studenti delle medie, dal 55 al 65%;
e in modo simile per gli studenti delle superiori, dal 52 al 64%.

Finalmente (sic!) qualcuno si è accorto che i comportamenti dei consumatori in materia finanziaria rischiano di essere particolarmente vulnerabili all'emotività (compro perché in quel momento non mi sembra di poterne fare a meno) e all'errore (compro o investo perché credo sia un buon affare) soprattutto quando le conoscenze sono minori.

Per questo risulta fondamentale intervenire sin dalle scuole elementari, per creare già tra i più piccoli la familiarità con il risparmio e le scelte di natura finanziaria.

E anche per questo è ritenuto fondamentale a livello internazionale inserire l'educazione finanziaria come materia negli studi scolastici.

Proprio la scorsa settimana, nel suo vertice di Parigi l'Ocse ha incluso l'educazione finanziaria tra i dieci principi di livello prioritario per la protezione dei consumatori di servizi finanziari.

Perché ti racconto tutto questo? Perché una cosa che ho maturato nelle mie ricerche sull’Indipendenza Finanziaria è che tra le differenze che separano le famiglie ricche dalle famiglie povere vi è questa:

- nelle famiglie povere quando la famiglia si riunisce a tavola per i pasti non si parla mai di denaro: “è di cattivo gusto”, “non è educazione”, “non sono argomenti che vanno affrontati a tavola”, ecc… insomma per svariati motivi è un tabù;
- nelle famiglie ricche non solo è permesso parlarne ma anzi si è incoraggiati a farlo!

Questo per un motivo molto semplice: qual è la prima scuola che abbiamo nella vita?
La nostra famiglia.

Quali sono i nostri primi esempi cui ci ispiriamo?
I nostri genitori.

Subito dopo la famiglia c’è la scuola.

Ecco che finalmente qualcuno si accorge che il motivo di tante scelte sbagliate in campo finanziario da parte delle famiglie è dovuto dalla scarsa (o nulla) preparazione sui temi finanziari.

Il concetto “studia, prendi buoni voti, così poi ti trovi un posto fisso fino alla pensione” viene proprio dai genitori e poi dalla scuola che altro non fa che prepararti alla specializzazione al solo fine di trovare un lavoro.

I concetti di libertà finanziaria, di investimenti, di imprenditorialità non sono mai affrontati.

Insomma nessuno ci prepara ad affrontare al meglio la gestione dei nostri soldi.

Cosa vuol dire questo per noi?
Perché insisto tanto sul discorso dell’Indipendenza Finanziaria?

Non perché ritenga che il denaro debba essere l’obiettivo della nostra vita.

Anzi, il contrario.

Solo se abbiamo l’Indipendenza Finanziaria possiamo permetterci di non avere i soldi come prima preoccupazione: non riuscire ad arrivare a fine mese, non dover andare al lavoro con sveglia alle 6 del mattino, tornare a casa stanchi la sera, non avere tempo e voglia di stare coi propri figli, non avere tempo per i propri amici o per viaggiare o per seguire i nostri hobby…

Avere la vera libertà: ecco il nostro obiettivo.

Libertà di tempo, di scelte, e perché no, di continuare a lavorare ma scegliendo noi il lavoro che ci piace fare.

Voglio continuare il lavoro che sto facendo perché mi piace?

Benissimo, ma magari anziché viverlo con l’ansia di dipendere dal lavoro, di non potermi ammalare perché se no non porto a casa i soldi, di temere di essere licenziato, lo vivrei come una scelta mia, come un servizio che faccio ai miei clienti o all’azienda per cui lavoro, qualcosa di cui essere fieri.

Lo faccio perché lo voglio e non perché devo.

Ecco il vero fine ultimo, secondo me, dell’Indipendenza Finanziaria: essere liberi.

Prima di lasciarti, ecco l'ultimo video, molo simpatico, sul calcio:




Alla tua Indipendenza Finanziaria

Filippo




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