giovedì 25 marzo 2010

Ricchezza feconda e ricchezza arida

porcellini salvadanai

Nel parlare di benessere economico possiamo distinguere tra:


1) ricchezza che chiameremo “arida” ossia legata all’apparenza, al possesso, all’attaccamento, all’avere fine a sé stesso;


2) e ricchezza definita “feconda” basata invece sull’essere, sulla creatività, sul valore apportato agli altri, sulla sostanza, sulla sfida con sé stessi.


E’ su questa seconda linea di pensiero che vogliamo muoverci, attraverso una via che non ci porti all’illegalità, al furto ai sotterfugi per realizzare il nostro successo.


Se ci pensiamo bene la ricchezza arida segue in qualche modo la logica del furto, inteso come l’appropriarsi di beni a fronte dei quali non si è corrisposto alla collettività un controvalore riconosciuto ed accettato dagli altri.


Se dovessimo seguire la via della ricchezza arida ci troveremmo in un mondo (quello che ci siamo “autocreàti”) in cui denaro è ostentazione, è sentirsi superiori per il fatto di essere “arrivati” è aggressione verso gli altri, è sfruttamento; ci ritroveremmo, una volta giunti al capolinea della nostra vita con in mano un mucchietto di cenere.


A quel punto, il giorno della nostra morte, in cui ci renderemo conto che la villa con piscina o la Ferrari in garage o i bei vestiti, non ce li potremo portare nell’aldilà, come giudicheremo la nostra vita? Come ci ricorderanno le persone a noi care, che discorso faranno coloro che parteciperanno al nostro funerale?


A Genova (i miei genitori sono originari di lì anche se io sono nato a Torino) c'è un detto che dice: "non hanno ancora inventato le casse (da morto) con le tasche".



Viceversa mirare ad una ricchezza feconda vuol dire gettarsi in un meraviglioso viaggio con passione, vuol dire scommettere tutto su noi stessi per creare qualcosa che non solo arricchisca noi ma anche gli altri, la collettività.


Vuol dire creare vero valore, moltiplicare le risorse, trasformare le opportunità in ricchezza.


E quindi in definitiva significa sfidare noi stessi, scoprire i nostri talenti e le nostre competenze per metterli al servizio della comunità: in tal modo la ricchezza economica che attrarremo sarà una naturale conseguenza e sarà affiancata dalla gratitudine, dalla stima, dal riconoscimento. La nostra ricchezza non sarà solo materiale ma sarà anche umana e, perché no, spirituale.


Vista da un’altra angolatura possiamo distinguere tra ricchezza competitiva e ricchezza creativa.


Ebbene dobbiamo liberarci dal concetto di competizione.


Noi dobbiamo creare, non competere per ciò che è già creato.


Non dobbiamo portar via niente a nessuno né concludere affari disonesti o imbrogliare o approfittarci degli altri.


Non dobbiamo far lavorare per noi le persone ad un salario inferiore rispetto a quello che merita.


Nessun uomo possiede qualcosa che non puoi possedere anche tu, senza doverla prendere a lui.


Dobbiamo diventare dei creatori non dei competitori: otterrai ciò che desideri ma in modo tale che quando lo otterrai ogni altro uomo avrà più di quel che ha ora.


Le fortune ottenute sul piano della competizione, inoltre, non sono mai soddisfacenti né permanenti: oggi sono tue e domani di qualcun altro.


Le ricchezze aumentano esattamente in proporzione all’estensione e all’ampiezza del beneficio che arrecano a quelli con cui si condividono.” Napoleon Hill





Alla tua indipendenza finanziaria,

Filippo

mercoledì 17 marzo 2010

Potenza rosa

potere alle donne
In una recente indagine di Infocamere, le imprese create e condotte da donne hanno resistito meglio alla crisi.


E’ stata l’occasione per registrare un fenomeno crescente in Italia (3.243 nuove imprese al femminile tra marzo e settembre 2009): donne intraprendenti che hanno smesso il proprio lavoro dipendente e hanno cominciato una attività propria.


Lo hanno fatto (e lo fanno) per svariati motivi: per curare i propri figli ma con poi la voglia di tornare a lavorare, per entrare in un ambiente più creativo e flessibile o anche per lasciare un segno del proprio passaggio in questa vita.


Sono sempre rimasto affascinato dal creare qualcosa di proprio (ed è anche per questo che ho creato questa mia presenza su internet) e sono convinto che, nonostante gli imprenditori siano ancora in forte maggioranza uomini, le donne abbiano una marcia in più (lo dico a mio discapito, in quanto maschio ;-)))).


Visto che le donne sono le effettive responsabili dell’intera gestione di una famiglia, ed esercitano questo ruolo da generazioni, questo fa si che esercitino quotidianamente doti di organizzazione del tempo, gestione delle risorse umane e gestione dei team di lavoro: andare a fare la spesa, mettere in ordine casa, pulire e spolverare, preparare la cena tutte le sere per i loro "cari", stirare, ecc… richiedono qualità, specie se le donne nel contempo lavorano, cui gli uomini non si devono confrontare.


Questo mi dà lo spunto per un’altra considerazione: molto spesso le donne pensano “non voglio occuparmi delle finanze di famiglia, se ne occupa mio marito”. Decisamente sbagliato!


Le donne hanno quella naturale concretezza che – ahimè – alle volte a noi uomini manca: sono più prudenti di noi e raramente fanno il passo più lungo della gamba, sanno valutare cogliendo il quadro generale.


Il mio consiglio è quindi: affronta insieme a tuo marito (ma anche ai figli quando sono abbastanza grandi!) il discorso delle entrate e uscite famigliari e gestiscile facendoti ispirare dallo Special Report gratuito “I 7 passi verso l’indipendenza finanziaria”.




Alla tua indipendenza finanziaria,

Filippo

cosa ne pensi? mi farebbe piacere conoscere la tua opinione... lascia un commento!


giovedì 11 marzo 2010

I soldi possono comprare tutto?

cuori e ospedali

Ieri sono uscito da una seduta con l'osteopata e mi è venuto in mente un pensiero che voglio condividere con te.


L’osteopata, una donna molto brava, mi ha fatto “scrocchiare” la colonna vertebrale per più di un’ora e mi ha raddrizzato la schiena e il bacino.


Sono uscito estremamente rilassato e mi sentivo realmente più in forma.


Mi sono chiesto: se fossi stato in una situazione di precarietà finanziaria mi sarei potuto permettere un’ora per il mio benessere personale?


Lo dico apertamente: il denaro non può comprare le cose più importanti della nostra vita: l’amore, l’amicizia, la generosità, la compassione, il carisma, la lealtà, la gratitudine… e potrei continuare per molto.


Ma diventare finanziariamente indipendenti ci permette, paradossalmente, di non concentrarci solo ed esclusivamente sul denaro ma sulle cose che per noi realmente contano.


Tra le cose che ritengo per me importantissime c’è la salute, il movimento, l’energia personale: se manca questo difficilmente potremo portare avanti i nostri obiettivi.


Leggendo le biografie di tante persone di successo, alla domanda: “se tornasse indietro, cosa cambierebbe”? la risposta spesso è stata: “avrei dedicato più tempo alla mia salute e al mio benessere fisico”.


Sono cose che magari quando si è giovani si danno per scontate, salvo poi pagarne le conseguenze quando si raggiungono i 50 anni… e visto che l’età media delle persone in Italia viaggia sempre di più verso gli 80-85 anni, direi che rischiamo di ipotecarci quasi mezza vita!


Dopotutto lo diceva anche Schopenhauer: "La salute non è tutto, ma senza salute tutto è niente."


Pertanto iscriversi in palestra o ad un corso di nuoto o ad una serie di massaggi o una settimana al centro benessere, può essere molto importante per noi ma potremo farlo solo se abbiamo raggiunto l’indipendenza finanziaria, solo se le nostre finanze personali ci hanno permesso di ripagare i debiti “cattivi” (più avanti spigherò la differenza tra debiti buoni e debiti cattivi) e il nostro Conto Economico è stabilmente positivo (per chi ha letto il mio Special Report, che puoi scaricare gratuitamente inserendo i tuoi dati nel box a fianco, sa di cosa parlo).





Alla tua l’indipendenza finanziaria,

Filippo

giovedì 4 marzo 2010

La casa? Ahi ahi ahi....

casetta di legno

Leggevo nei giorni scorsi una pagina sul Sole 24-ore sull’aumento degli sfratti, delle ingiunzioni e dei pignoramenti in Italia nel 2009.


In alcuni casi, come a Vicenza, il numero di sfratti si è incrementato dell’80%!!!


In uno degli articoli tra l’altro si diceva che, essendovi uno sfasamento temporale tra sfratti emessi e sfratti materialmente eseguiti, il grosso dei problemi deve ancora arrivare.


Sono spesso nuclei familiari che inizialmente potevano pagare (l’affitto o la rata del mutuo) ma che poi in seguito a licenziamento o cassa integrazione o mancato rinnovo di lavoro a progetto o divorzio, sono entrate in crisi facendosi travolgere dai debiti.


Questo mi ha fatto riflettere una volta di più sull’importanza di saper gestire le proprie finanze per arrivare all’abbondanza nella nostra vita e sulla capacità di uscire dai debiti, come spiego nello Special Report che puoi scaricare gratuitamente inserendo i tuoi dati nel box a fianco.


E su una massima che uno dei miei insegnanti di finanza personale ama ripetere: nella situazione odierna, il lavoro non bisogna cercarlo, bisogna crearlo.


Sto preparando a tal proposito in questi mesi un e-book in cui parlerò, tra le altre cose, anche di questo.


Imprese e famiglie a corto di ossigeno: è proprio così, mentre le TV ed i giornali (seppur timidamente) parlano di uscita fuori dal tunnel, la gente sente sempre più i morsi della crisi (quante volte hai sentito in questi mesi questa parola?!?!?)


Un altro aspetto inquietante è che la situazione peggiora (e non poteva essere altrimenti, a pensarci bene) quando si parla di credito al consumo ossia finanziamenti alle persone per le cose più svariate: dall’auto al televisore con mega schermo piatto, alle vacanze…


Se però hai letto il Report i 7 passi verso l’indipendenza finanziaria, allora vedrai come i finanziamenti personali rischiano di essere della trappole per la tua libertà economica e non ti conducono verso i tuoi sogni, semmai ti illudono di arrivarci.


Dobbiamo reagire alla situazione che ci circonda e avere il coraggio di diventare protagonisti della nostra vita.


Anche il grande filosofo Aristotele più di 2.300 anni fa lo sosteneva: “non esiste grande genio senza una dose di follia”.





Alla tua indipendenza finanziaria,

Filippo


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