giovedì 14 ottobre 2010

Perché, perchè, perché?

cervelli perchè
Prendo spunto da un articolo del banchiere Ettore Gotti Tedeschi, che riflette ciò che penso in materia di finanza, ma anche più in generale sulla comprensione che possiamo avere della realtà.

L’importanza del chiedersi i “perché”.

Gotti Tedeschi nel suo articolo parla di “come prevedere le crisi del futuro”.

Se hai letto articoli sull’argomento avrai notato che tantissimi studiosi alla domanda “era possibile prevedere la crisi?” la risposta è stata spesso “no”.

L’autore parte da questo presupposto e ribalta la risposta dimostrando di avere le idee molto chiare sull’argomento:

Negli ultimi tempi sembra che si sia notevolmente ridotto il gusto di pensare il «perché» delle cose, concentrandosi invece sul «come» farle.
Abituarsi a pensare il perché migliora anche la capacità previsionale di fatti economici, perché permette d'intendere meglio quali variabili sono fondamentali.


Se questa capacità di investigare i perché delle cause non fosse mancata, non sarebbe stato così difficile prevedere che dopo l'interruzione della crescita della natalità nel mondo occidentale la crescita economica si sarebbe interrotta, sarebbero cresciuti i costi fissi e le tasse e diminuita la crescita del risparmio.

Si sarebbe anche capito che i tentativi di compensare detto crollo delle nascite con maggior produttività e delocalizzazione di molte produzioni, sarebbero stati insufficienti verso le esigenze di crescita del Pil e si sarebbe capito che la conseguente decisione di sostenere detta crescita con consumismo a debito sempre più eccessivo e rischioso per la solvibilità del sistema, sarebbe stato catastrofico.


Accettare la conclusione che questa crisi non era prevedibile è come ammettere di non poter prevedere che un aereo, insufficientemente rifornito di carburante, non possa arrivare a destinazione.


Certo potrà cercare soluzioni varie, quali risparmiare carburante andando più piano, cercare corridoi aerei più veloci, sperare in un forte vento di coda.


Ma sottovalutare o ignorare le regole tecniche dell'aereo non potrà altro che fargli rischiare di finire in mare ...


Così ignorare le leggi naturali e soprattutto la natura umana ha comportato, e comporterà sempre, l'impossibilità di fare previsioni a lungo termine corrette e utili all'uomo.


Da molti decenni la nostra società ha sostituito il suo modello educativo fondato sul know why (saper perché) con il modello importato fondato sul know how (saper come).


Questo modello ha certo permesso una maggior produttività umana, ma ha reso le persone schiave del comportamento sperimentato da altri, tributarie del benchmark prodotto da altri in altri casi e occasioni. Ha anche concorso a scoraggiare la crescita del pensiero logico, indagatore, innovativo e responsabile.


Dovremmo tornare a insegnare e apprendere l'educazione del know why, ritornando a domandarci più spesso il "perché" di ogni azione, risultato, conseguenza.


Anche noi nel nostro piccolo, soprattutto quando si tratta di soldi, dobbiamo chiederci tanti perché.

Perché una azienda ha fatto quell’investimento? Perché ha stretto quella collaborazione?

Dobbiamo fare come i bambini piccoli… perché? perché? perché?

Ci sono troppe persone che non si fanno mai questa domanda (e poi, ahimè, i risultati si vedono….).

Cerca di capire se acquisti con il cuore o con la mente.

Se per esempio ti piace l'idea di investire in un certo settore, cerca di capire se lo fai
perché sei convinto della validità del business o semplicemente per trasporto emotivo.

Ti lascio con questo gustosissimo video sui perchè...:




Alla tua indipendenza finanziaria,

Filippo

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