venerdì 29 ottobre 2010

L’atteggiamento

ragazza che suona
Oggi ti voglio parlare di un aspetto molto importante: l’atteggiamento.

Se hai intenzione di avere successo con le tue finanze o in un business (ma più in generale nella vita), devi essere il tipo di persona che attira gli altri a voler lavorare ed interagire con te.

Con l'eccezione dei malati di mente, ;-)))) le persone vogliono lavorare con persone che hanno un atteggiamento ottimista e positivo.

Purtroppo, molte persone (tra cui professionisti e imprenditori) hanno l'abitudine di pensare e di parlare in un modo così sciatto che frena l'energia delle persone che li circondano.

Detto questo, qui ci sono cinque tecniche che miglioreranno immediatamente il tuo atteggiamento in modo che aumenterà la tua capacità di influenzare gli altri:

Tecnica n. 1: Smettila di usare frasi negative, come: "È impossibile", o "Questo non funziona", che ti programmano a ottenere risultati negativi.

A volte siamo così bravi a programmarci da soli all'insuccesso.

Invece, sostituisci queste frasi negative con frasi positive, del tipo: "Questo potrebbe essere stimolante" o "Avremo bisogno di alcune alternative" che lasciano la possibilità del successo finale aperta e disponibile.

Tecnica n. 2: Ogni volta che qualcuno chiede a una persona: "Come stai", loro se ne escono con qualcosa di deprimente come "come al solito" o "Tiriamo avanti".

Invece, le persone di successo rispondono con entusiasmo con frasi tipo: "Benissimo" o" Non mi sono mai sentito meglio!".

Provate anche tu a rispondere in questo modo, poi fai in modo che anche la tua realtà sia allineata a quanto detto.

Tecnica n. 3: Basta lamentarsi su cose su cui non hai controllo, come l'economia, il costo della vita, la tua clientela, ecc.

Focalizzati su ciò che puoi cambiare, sulle cose che puoi conseguire, e su cosa puoi fare per te e per i tuoi cari.

Tecnica n. 4: Basta parlare dei tuoi problemi personali e delle malattie.

A che serve non fare altro che deprimere te stesso e tutti gli altri?

Ricorda: anche questo passerà. Fai quello che puoi per affrontare i tuoi problemi e poi usa la tua energia per mantenerti in carreggiata e di ottimo umore.

Tecnica n. 5: Sostituisci le parole cariche emotivamente con quelle neutre.

Ad esempio, invece di dire "io sono infuriato!" puoi dire "Sono un pò 'infastidito ..." o (meglio ancora) "Ho una vera e propria sfida …".

Le parole neutrali evitano alla tua mente di entrare in cicli emozionali che ti mantengono spento e demotivato.

Sì, lo so queste tecniche suonano un po' banali, ma in realtà sono molto importanti.

Le cattive abitudini che queste tecniche correggono sono come i buchi in una camera d'aria.

Se non li ripari, finirai per gonfiare tutto il tempo, solo per mantenerti a galla!


Alla tua indipendenza finanziaria,

Filippo

PS: a proposito di atteggiamento, goditi questo breve video:

venerdì 22 ottobre 2010

L’importanza del risparmio? La impariamo dai ricconi…

salvadanaio
Quanto risparmiare aiuta a diventare ricchi?

Vediamo cosa pensano (e soprattutto fanno) i miliardari.

A cominciare dal numero 1 ossia l’uomo più ricco del mondo (secondo la rivista americana Forbes, avendo battuto nel 2009 Bill Gates).

Si tratta di Carlos Slim Helu (detto semplicemente Carlos Slim), tycoon delle telecomunicazioni.

Il miliardario messicano vanta un patrimonio netto di 60,6 miliardi di dollari.

Facendo qualche piccolo calcolo, si scopre che, se la sua fortuna rimanesse invariata, Slim potrebbe spendere 1.150 dollari al minuto per i prossimi cento anni.

Ebbene Carlos Slim è noto, oltre che per la sua ricchezza, anche per il suo stile di vita piuttosto frugale.

E non è il solo.

Diversi miliardari sono poco spendaccioni, anzi, hanno una vera e propria abitudine al risparmio.

Anche noi possiamo seguire le loro abitudini e tagliare le spese frivole, proprio come fa anche chi potrebbe permettersele cento volte.

1) La casa? Non serve un castello

I miliardari possono vivere in dimore sontuose e molti del resto la fanno: per esempio Bill Gates, che abita in una villa di 66mila metri quadrati da 147 milioni di dollari.

Ma un altro famoso miliardario, il finanziere Warren Buffett (segnalato da Forbes come il terzo uomo più ricco del mondo), continua ad abitare nel suo appartamento da cinque vani acquistato nel 1957 per 31.500 dollari.

E così Carlos Slim, che vive nella stessa casa da 40 anni.

2) Per spostarsi

Muoversi in limousine guidata dall'autista? E perché mai, visto che uomini ricchissimi del calibro di John Caudwell (il re dei negozi di telefonia cellulare del Regno Unito), di David Cheriton (cofondatore di Google) e di Chuck Feeney (uomo d'affari e filantropo irlandese) vanno a piedi, in bicicletta o usano i mezzi pubblici. E si tratta di persone che potrebbero spostarsi anche con l'elicottero e che invece, anche per fare un po' di attività fisica e far bene all'ambiente, lasciano l'auto in garage.

3) Le griffe? Non così indispensabili

Perché svenarsi per vestire sempre firmato?

Anche con un paio di jeans normali e una bella ma semplice camicia o T-shirt si può fare la cosiddetta… "p…a" figura, almeno così la pensa un illustre docente universitario di Stanford, David Cheriton. Che era anche professore di Larry Page e Sergey Brin. Fu Cheriton a farli incontrare con la società di venture capital Kleiner, Perkins, Caufield & Byers che finanziò il loro progetto: Google.

In Jeans fa i suoi incontri d'affari anche Ingvar Kamprad, il fondatore di Ikea.

4) I capelli? Diamoci un taglio

Spendere dai 50 ai 500 euro per andare dal parrucchiere?

Considerato che ci si va anche sei volte all'anno la cifra non è una piccola.

Si può ben dire che alla spesa per i capelli possiamo darci un taglio.

E scegliere una soluzione casalinga (a volte le fidanzate hanno doti insperate) o una soluzione drastica alla militare, con rasoio.

Avranno forse il braccino corto, ma ecco ancora che John Caudwell e David Cheriton scelgono il taglio casalingo.

5) A che serve il bolide se il limite è 130?

Per chi se lo può permettere l'auto è una passione.

Larry Ellison, co-fondatore e amministratore delegato di Oracle per esempio adora le auto di lusso, mentre altri si accontentano di macchine normalissime.

È il caso di Jim Walton, della catena di negozi Wal-Mart (un colosso della distribuzione), che guida lo stesso pick-up da 15 anni.

Azim Premji, uomo d'affari indiano, ha una Toyota Corolla e Ingvar Kamprad sta al volante di una Volvo che ha dieci anni.
E poi a che serve un bolide se il limite di velocità è 130?

6) Niente beni di lusso

Infine, potrebbe sorprendere ancora che sempre il ricchissimo Carlos Slim (quello che potrebbe spendere oltre mille dollari al minuto) non possiede né yacht né aeroplani: ridurre le spese è il modo più facile per far crescere il patrimonio.

Come Slim, altri miliardari hanno adottato la filosofia "niente beni di lusso".

Warren Buffett evita senza problemi il superfluo. E ha dichiarato: "Molti giocattoli sono soltanto un fastidio".

Da questi sorprendenti racconti possiamo, a mio parere, ricavare 2 principi fondamentali nella nostra strada verso la prosperità:
1) vivi al di sotto delle tue possibilità, almeno fino a quando non avrai raggiunto l’indipendenza finanziaria;
2) non cercare a tutti i costi di essere all'altezza dei vicini più benestanti di te: smetti di vivere apparenze (se non lo fa chi potrebbe permetterselo, figuriamoci noi!)

Ti lascio con una simpatica gag....



Alla tua indipendenza finanziaria,

Filippo

giovedì 14 ottobre 2010

Perché, perchè, perché?

cervelli perchè
Prendo spunto da un articolo del banchiere Ettore Gotti Tedeschi, che riflette ciò che penso in materia di finanza, ma anche più in generale sulla comprensione che possiamo avere della realtà.

L’importanza del chiedersi i “perché”.

Gotti Tedeschi nel suo articolo parla di “come prevedere le crisi del futuro”.

Se hai letto articoli sull’argomento avrai notato che tantissimi studiosi alla domanda “era possibile prevedere la crisi?” la risposta è stata spesso “no”.

L’autore parte da questo presupposto e ribalta la risposta dimostrando di avere le idee molto chiare sull’argomento:

Negli ultimi tempi sembra che si sia notevolmente ridotto il gusto di pensare il «perché» delle cose, concentrandosi invece sul «come» farle.
Abituarsi a pensare il perché migliora anche la capacità previsionale di fatti economici, perché permette d'intendere meglio quali variabili sono fondamentali.


Se questa capacità di investigare i perché delle cause non fosse mancata, non sarebbe stato così difficile prevedere che dopo l'interruzione della crescita della natalità nel mondo occidentale la crescita economica si sarebbe interrotta, sarebbero cresciuti i costi fissi e le tasse e diminuita la crescita del risparmio.

Si sarebbe anche capito che i tentativi di compensare detto crollo delle nascite con maggior produttività e delocalizzazione di molte produzioni, sarebbero stati insufficienti verso le esigenze di crescita del Pil e si sarebbe capito che la conseguente decisione di sostenere detta crescita con consumismo a debito sempre più eccessivo e rischioso per la solvibilità del sistema, sarebbe stato catastrofico.


Accettare la conclusione che questa crisi non era prevedibile è come ammettere di non poter prevedere che un aereo, insufficientemente rifornito di carburante, non possa arrivare a destinazione.


Certo potrà cercare soluzioni varie, quali risparmiare carburante andando più piano, cercare corridoi aerei più veloci, sperare in un forte vento di coda.


Ma sottovalutare o ignorare le regole tecniche dell'aereo non potrà altro che fargli rischiare di finire in mare ...


Così ignorare le leggi naturali e soprattutto la natura umana ha comportato, e comporterà sempre, l'impossibilità di fare previsioni a lungo termine corrette e utili all'uomo.


Da molti decenni la nostra società ha sostituito il suo modello educativo fondato sul know why (saper perché) con il modello importato fondato sul know how (saper come).


Questo modello ha certo permesso una maggior produttività umana, ma ha reso le persone schiave del comportamento sperimentato da altri, tributarie del benchmark prodotto da altri in altri casi e occasioni. Ha anche concorso a scoraggiare la crescita del pensiero logico, indagatore, innovativo e responsabile.


Dovremmo tornare a insegnare e apprendere l'educazione del know why, ritornando a domandarci più spesso il "perché" di ogni azione, risultato, conseguenza.


Anche noi nel nostro piccolo, soprattutto quando si tratta di soldi, dobbiamo chiederci tanti perché.

Perché una azienda ha fatto quell’investimento? Perché ha stretto quella collaborazione?

Dobbiamo fare come i bambini piccoli… perché? perché? perché?

Ci sono troppe persone che non si fanno mai questa domanda (e poi, ahimè, i risultati si vedono….).

Cerca di capire se acquisti con il cuore o con la mente.

Se per esempio ti piace l'idea di investire in un certo settore, cerca di capire se lo fai
perché sei convinto della validità del business o semplicemente per trasporto emotivo.

Ti lascio con questo gustosissimo video sui perchè...:




Alla tua indipendenza finanziaria,

Filippo

venerdì 8 ottobre 2010

Sex & money

ragazza sexy
Qualche tempo fa ho letto un articolo su un fatto realmente accaduto.

Una affascinante ragazza di New York ha scritto a un noto sito americano di finanza chiedendo consigli su come trovare un marito ricco in maniera piuttosto esplicita.

L’annuncio era già di per sé curioso e divertente, ma il vero spasso lo riserva la risposta, a dir poco geniale, dell’esperto di finanza…

In basso, riporto prima il messaggio della ragazza e poi la risposta che ha ricevuto.

LEI: “Sono una ragazza bella (anzi, bellissima) di 28 anni. Sono intelligente e ho molta classe. Vorrei sposarmi con qualcuno che guadagni minimo mezzo milione di dollari l’anno.

C’è in questo sito un uomo che guadagni ciò? Oppure mogli di uomini milionari che possono darmi un suggerimento in merito?

Ho già avuto relazioni con uomini che guadagnavano 200 o 250 mila dollari, ma ciò non mi permette di vivere in Central Park West. Conosco una signora che fa yoga con me, che ha sposato un ricco banchiere e vive a Tribeca, non è bella quanto me e nemmeno tanto intelligente.

Quindi mi chiedo, cos’ha fatto per meritare ciò e perché io non ci riesco? Come posso raggiungere il suo livello?”

LUI: “Premetto che non sto rubando il suo tempo, dato che guadagno 500 mila dollari l’anno. Detto ciò, considero i fatti nel seguente modo: quello che lei offre, visto dalla prospettiva di un uomo come quello che lei cerca, è semplicemente un pessimo affare.

E ciò per i seguenti motivi: lasciando perdere i bla bla bla, quello che lei suggerisce è una negoziazione molto semplice. Lei offre la sua bellezza fisica e io ci metto i miei soldi.

Ma c’è un piccolo problema. Di sicuro, la sua bellezza diminuirà poco a poco e un giorno svanirà, mentre è molto probabile che il mio conto in banca aumenterà continuamente.

Dunque, in termini economici, lei è un attivo che soffre di deprezzamento, mentre io sono un attivo che rende dividendi.

Spiego meglio: oggi lei ha 28 anni, è bella e continuerà così per i prossimi 5/10 anni, ma sempre un po’ meno e all’improvviso, quando lei osserverà una foto di oggi, si accorgerà che è diventata una pera raggrinzita.

Questo significa, in termini di mercato, che oggi lei è ben quotata, nell’epoca ideale per essere venduta, non per essere comprata.

Usando il linguaggio di Wall Street, chi la possiede oggi deve metterla in “trading position” (posizione di commercio) e non in “buy e hold” (compra e tieni stretto) che, a quanto sembra, è quello per cui lei si offre.

Quindi, sempre in termini commerciali, il matrimonio (”buy and hold”) con lei non è un buon affare a medio/lungo termine.

In compenso, affittarla per un periodo, può essere, anche socialmente, un affare ragionevole e potremmo pensarci su.

…Potremmo avere una relazione per un certo periodo…huuummm…

Pensandoci meglio e per assicurarmi quanto intelligente, di classe e bellissima lei è, io, possibile futuro “affittuario” di tale “macchina”, richiedo ciò che è di prassi: fare un test drive.

La prego di stabilire data e ora. Cordialmente. Suo investitore.”


Morale della favola: sesso e soldi non vanno di pari passo… ;-)))



Dai una occhiata a questo test drive...:



Alla tua indipendenza finanziaria,

Filippo

venerdì 1 ottobre 2010

Imparare a fare il sapone

mani e sapone
Domenica scorsa ho passato un piacevolissimo pomeriggio a… imparare a fare il sapone. ;-)))

Ebbene si, ho voluto provare questa intrigante esperienza per due motivi:
1) per essere fedele alla filosofia del “unire i puntini” di cui al mio primo post di questo blog
2) perché affascinato non tanto dal fare effettivamente il sapone quanto dalla filosofia che ci sta dietro: l’autoproduzione.

Il volantino che pubblicizzava l’evento, tenutosi presso l’Associazione Dimensioni Diverse a Milano, recitava così:

L’autoproduzione è la “sobrietà creativa”, è un piacere personale e un dovere sociale, vuol dire riappropriarsi della saggezza del fare e saper costruire da sé beni necessari, renderci indipendenti e inattaccabili dai richiami pubblicitari così pervasivi e onnipresenti.

- La rincorsa al tempo e allo spazio nella vita sociale e personale è uno dei drammi che affliggono l’umanità e i rapporti interni ad essa.

- Una schizofrenia del fare che segna, a volte distrugge, la serenità necessaria a comprendere ed a comprendersi.

- Possiamo dire che l’autoproduzione è uno spazio ritrovato dell’energia possibile per la mente e il corpo, un tempo dinamico della vita personale.

- E’ la volontà a recuperare una dimensione del voler essere protagonisti della nostra esistenza.

- Infatti non è solo una produzione “sana” che risponde a criteri di salute, benessere e risparmio, ma recupera energia che ripercorre l’esperienza e si riflette nelle relazioni.

- L’autoproduzione è un tempo della criticità alla logica consumista del “tutto è dato”, del “tutto è pronto” tipica del mercato capace di mercificare ritmi e scelte personali.

- L’autoproduzione è anche uno scambio di saperi tra le persone che condividono e trasmettono i principi di criticità al consumo, una energia che si riversa nella collettività per un mondo diverso di relazioni

Vedi, con l’avvento del capitalismo la ricchezza complessiva della popolazione mondiale è aumentata ma un effetto collaterale di ciò è che abbiamo cominciato a delegare tutto al denaro.

Questo ha portato a due spiacevoli effetti:

1) é quasi sparita l’arte di arrangiarsi con ciò che si ha (che si concretizzava in svariati modi: la capacità di costruirsi da soli le cose, di ripararle se si rovinavano o si rompevano, l’arte di scambiarsi i beni mediante il baratto) e si è perso sempre più il contatto con la terra;

2) se tutto deriva dal denaro, una persona senza denaro è finita.

E’ per questo che ci troviamo quasi obbligati a capire come funziona il denaro e come farlo lavorare per noi (se poi recuperiamo anche saperi su “l’arte di arrangiarsi” di cui sopra… ancora meglio!) ;-))

"Stay Hungry. Stay Foolish. Siate affamati, siate folli.” Steve Jobs

PS: se sei incuriosito da come fare il sapone: www.ilmiosapone.it,

mentre un altro sito interessante sull’autoproduzione di detersivi ecologici è http://biodetersivi.altervista.org

Ti lascio con un consiglio semplice ed efficace per risparmiare sulla bolletta della luce (io da quando l'ho saputo ho subito cominciato ad applicarlo in casa mia):



Alla tua indipendenza finanziaria,

Filippo
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