mercoledì 23 giugno 2010

Ricchezza feconda: vediamone un esempio

Sir Fazle
Ma ci sono persone che hanno creato un vero e proprio impero usando i criteri della ricchezza feconda?

Ci sono eccome, dobbiamo solo smettere di avere preconcetti (“tutti i ricchi sono ladri, non pagano le tasse, rubano, ecc…”).

Oggi vorrei parlarti di un signore del Bangladesh, che è stato nominato baronetto o “Sir” dal Principe Carlo (più precisamente ha ricevuto il titolo di cavaliere di S. Michele e S. Giorgio: dal 1947 è il primo cittadino del Bangladesh ad ottenere una simile onorificenza).

Quest’uomo si chiama Fazle Hasan Abed, o anche “Sir” Fazle.

Trentotto anni fa ha rinunciato ad una promettente carriera alla Shell per fare la stessa cosa che oggi sognano di fare i piccoli alunni delle sue scuole: mettersi al servizio degli altri.

Un'operazione compiuta con tale successo che oggi Brac, la creatura di Sir Fazle, pur senza essere la ONG (Organizzazione Non Governativa) più ricca del mondo, è quella che impiega il maggior numero di dipendenti, insegnanti e volontari (in tutto più di 120mila persone).

Con i suoi programmi, ha raggiunto in quasi 40 anni di attività in Bangladesh, l’astronomica cifra di 110 milioni di persone, a cui se ne sommano altre centinaia di migliaia in otto diversi paesi del mondo dove oggi Brac opera.

“Quando ho fondato questa ONG - racconta in una saletta al 19esimo piano del grattacielo di Dhaka dove ha sede Brac - credevo che la povertà fosse mancanza di reddito.

Invece è anche mancanza di scuole, di ospedali, di fiducia, di idee.

Tutti problemi strettamente correlati che vanno affrontati nella loro complessità.

Perché un bambino che va a scuola affamato è destinato a imparare meno dei suoi compagni”, continuando così a rimanere indietro rispetto agli altri.

“A noi non interessa realizzare piccoli progetti. Noi vogliamo avere un impatto. E riuscire significa occuparsi di scuola, sanità, credito. Significa creare posti di lavoro e accrescere la produttività agricola”.

Questa consapevolezza ha portato Brac ad allargare sempre più il proprio raggio d'azione, mescolando con successo sviluppo e impresa.

“Dopo qualche anno di lavoro nel settore del microcredito - spiega Sir Fazle - ci siamo resi conto che fornire piccoli capitali non è sufficiente.

Molti nostri creditori usavano i prestiti per comprarsi una mucca, ma non in tutti i villaggi c'è bisogno di un nuovo piccolo produttore di latte. Così abbiamo cercato centri dove conservare e pastorizzare la produzione in eccesso per poi rivenderla al dettaglio in città”.

Oggi Brac non si limita a finanziare centinaia di migliaia di piccoli proprietari terrieri, ma vende anche semi e fertilizzanti prodotti su misura.

Non gestisce solo delle scuole, ma ha anche aperto una casa editrice che stampa quei libri che il Ministero dell’Educazione consegnava sempre in ritardo; al punto che oggi è Brac a rifornire il governo e non viceversa.

Non solo, siccome molte alunne durante i giorni del ciclo non uscivano di casa e saltavano le lezioni, Brac è entrata nel business degli assorbenti a basso costo, andando a servire una fascia di mercato che i produttori tradizionali consideravano poco remunerativa.

Il risultato di questa incessante opera di riesame dell'efficacia dei propri progetti sono una serie di imprese sociali nate intorno al business principale di Brac.

Oggi nel suo bilancio ci sono le più svariate attività commerciali tra cui spicca una delle banche più grandi del Bangladesh.

Come ha fatto questo signore ha creare questo impero?

Con una visione di lungo periodo, abbastanza grande da portare beneficio alle persone intorno a lui: ridurre la povertà è la sua mission e lo fa senza fare la carità ma investendo in attività commerciali a favore della popolazione.

Dopo aver passato 30 anni a lavorare soltanto in Bangladesh nel 2002 Brac ha iniziato a operare anche all'estero. Oggi è presente in Afghanistan, Sri Lanka, Pakistan, Uganda, Tanzania, Sudan, Liberia e Sierra Leone e fornisce assistenza tecnica a progetti in India, Haiti e Indonesia.

Non partiva da un una posizione privilegiata (non era parente di alcun politico o miliardario, ammesso che in un paese povero come il Bangladesh ci siano miliardari) ma è riuscito a creare tutto questo perché ha sconfitto i due grandi ostacoli che separano tutti noi dai nostri sogni: la paura e l’ignoranza.

Ti lascio con un video che non ha bisogno di commenti...



Alla tua indipendenza finanziaria,

Filippo

martedì 15 giugno 2010

Due storie

bimbi che giocano
Oggi voglio condividere con te due storie che ho ricevuto qualche giorno fa via mail da un caro amico, Diego Tassoni.

Probabilmente le avrai lette anche tu in passato ma credo ci siano utili per capire alcuni concetti molto, molto importanti:

Storia n. 1:

Un giorno un non vedente era seduto sul gradino di un marciapiede con un cappello ai suoi piedi e un pezzo di cartone con su scritto: «Sono cieco, aiutatemi per favore»

Un pubblicitario che passava di lì si fermò e notò che vi erano solo alcuni centesimi nel cappello. Si chinò e versò della moneta, poi, senza chiedere il permesso al cieco, prese il cartone, lo girò e vi scrisse sopra un'altra frase.

Al pomeriggio, il pubblicitario ripassò dal cieco e notò che il suo cappello era pieno di monete e di banconote.

Il non vedente riconobbe il passo dell'uomo e gli domandò se era stato lui che aveva scritto sul suo pezzo di cartone e soprattutto che cosa vi avesse annotato.

Il pubblicitario rispose:
"Nulla che non sia vero, ho solamente riscritto la tua frase in un altro modo".
Sorrise e se ne andò.

Il non vedente non seppe mai che sul suo pezzo di cartone vi era scritto:
«Oggi è primavera e io non posso vederla».

Morale:
Cambia la tua strategia quando le cose non vanno molto bene e vedrai che poi andrà meglio.


La prima storia ci insegna tantissime cose: te ne elenco solo alcune.

1) bisogna avere una strategia: se non sai dove andare e cosa vuoi non potrai mai arrivarci;

2) la strategia potrà sempre essere corretta (sai per esempio che un aereo in volo da Milano a New York è per il 99% del tempo fuori rotta? Il pilota automatico pensa ogni volta a correggere la direzione);

3) spesso impariamo molto di più dai nostri errori che dai nostri successi (di questo ne parleremo in un prossimo post).

Storia n. 2:

Per scoprire il valore di un anno,
chiedilo ad uno studente che è stato bocciato all'esame finale.

Per scoprire il valore di un mese,
chiedilo ad una madre che ha messo al mondo un bambino troppo presto.

Per scoprire il valore di una settimana,
chiedilo all'editore di una rivista settimanale.

Per scoprire il valore di un'ora,
chiedilo agli innamorati che stanno aspettando di vedersi.

Per scoprire il valore di un minuto,
chiedilo a qualcuno che ha appena perso il treno, il bus o l'aereo.

Per scoprire il valore di un secondo,
chiedilo a qualcuno che è sopravvissuto a un incidente.

Per scoprire il valore di un millisecondo,
chiedilo ad un atleta che alle Olimpiadi ha vinto la medaglia d'argento.

Il tempo non aspetta nessuno. Raccogli ogni momento che ti rimane,
perché ha un grande valore.


La seconda storia sottolinea un’altra cosa fondamentale: il valore del tempo. A volte pensiamo che se perdiamo soldi perdiamo una cosa molto preziosa: non è vero, i soldi si possono sempre recuperare.

Oppure pensiamo che se perdiamo una amicizia o un amore, tutto è perduto: una amicizia si può recuperare (se abbiamo l’umiltà sufficiente e magari chiediamo scusa) e un amore perduto spesso lascia spazio per un altro amore, più bello e più grande (se lasciamo il cuore aperto e non ci facciamo lasciar prendere dalla paura di rimanere da soli o dalla paura di soffrire ancora).

Il tempo perduto invece non ce lo ridà nessuno indietro.

Se lo sprechiamo facendo cose che non ci piacciono o rimanendo ore davanti alla TV o davanti ai giochi del computer (un po’ di svago ci vuole, non lo nego), stiamo buttando via ciò che di più prezioso abbiamo.

Il nostro tempo è la nostra vita: tu sei contento di come lo stai usando?

La vita non consiste nell'avere buone carte, ma nel saper giocare bene quelle che si hanno” Josh Billings


Alla tua indipendenza finanziaria,

Filippo

giovedì 10 giugno 2010

I due ostacoli verso la ricchezza

superare le difficolta

Come promesso in un post precedente, oggi parliamo di quali sono i due ostacoli maggiori che ti impediscono di raggiungere la prosperità che sogni.

Secondo te quali possono essere?

A volte li riconosciamo, a volte non sappiamo nemmeno di averli… e nel frattempo continuano a tenerci nel nostro stato di insoddisfazione economica.

Il primo ostacolo è la paura.

Quando si tratta di soldi la maggior parte delle persone vogliono giocare sul sicuro: in questo modo non si fanno guidare dalla passione, dal fare ciò che piace bensì dalla paura.

Quando è la paura a guidare le nostre scelte finanziarie saremo più orientati a tenerci stretti il nostro lavoro: la paura di non riuscire a pagare le bollette, di essere licenziati (specie in un periodi di crisi come questo), di non avere abbastanza soldi, di dover ricominciare da zero… in questo modo diventiamo schiavi dei soldi!

Per caso ti riconosci? ;-))

Io fino a qualche tempo fa, si: mi sentivo proprio così.

Come fare per uscire da questo circolo vizioso?

Innanzitutto comprendendo una cosa assolutamente fondamentale: per raggiungere la ricchezza non è tanto importante riuscire ad avere in fretta tanti soldi.

Occhio che ti sto per svelare un piccolo, grande segreto: la vera ricchezza sta nella nostra istruzione finanziaria.

E qui entra in gioco il secondo grande ostacolo: il secondo ostacolo è l’ignoranza.

Dicevamo prima che la soluzione verso la ricchezza non è il possedere tanti soldi, abbiamo visto in un post di qualche tempo fa come una ricchezza improvvisa causata dalla vincita alla lotteria non solo non ci arricchisce ma finisce per lasciarci senza un centesimo e soli.

Il vero motore della ricchezza è l’istruzione finanziaria: se riusciamo a capire il sistema del denaro e cerchiamo di tenere la mente aperta, pronti a cogliere le mille opportunità della vita (e a cambiare idea se finiamo in un vicolo cieco) raggiungeremo la prosperità anche in mezzo a mille cambiamenti.

Se ritieni che il denaro risolverà i tuoi problemi, rischi di passartela male: è l’intelligenza che risolve i problemi e produce denaro, i soldi senza intelligenza fanno presto a dileguarsi del tutto.

Ti faccio un esempio clamoroso di qualche settimana fa: l'attore americano Nicolas Cage ad inizio aprile ha perso la sua casa a Los Angeles.

L'attore è in difficoltà economiche, nonostante sia uno dei piu' pagati.

Cage ha perso la sua casa di Bel-Air, uno dei quartieri più eleganti di Los Angeles, perché non era più in grado di pagare i suoi debiti e così è la villa è finita in mano alle banche.

Come è possibile? Eppure ha un lavoro che gli permette lussi che noi comuni mortali non ci sogniamo neanche…

E qui sta il punto: al “povero” Cage nessuno ha insegnato a sviluppare l’intelligenza finanziaria e quindi si ritrova in grossi guai nonostante i milioni che prende per ogni film.

Cerchiamo di essere più furbi di lui e sconfiggiamo i nostri due ostacoli nel cammino verso la prosperità.

A proposito di ostacoli... quant'è bello correre in Africa liberi senza nessun ostacolo...O quasi... (guarda il filmato)



Alla tua indipendenza finanziaria,

Filippo

giovedì 3 giugno 2010

Ma l’Italia dov’è? Altro che Champions League…

Champions League
Dal Ministero della Pubblica Istruzione sono arrivati i risultati scolastici del primo quadrimestre degli studenti italiani.

Il quadro che ne emerge è al tempo stesso piuttosto deprimente e interessante da analizzare.

Dai dati pubblicati vien fuori che le insufficienze abbondano e che in generale il rendimento scolastico dei ragazzi è in calo.

Anche io a scuola non ero un fenomeno: mi limitavo a raggiungere la sufficienza e per il resto pensavo a spassarmela… ;-DDD

Quanto ai dati della Pubblica Istruzione, mi sarei stupito del contrario: la notizia inaspettata sarebbe stata che nonostante l’aria che tira, gli studenti italiani vanno a gonfie vele.

Ma ancora in piena crisi (ancora lei!) siamo inchiodati come una nave in mezzo al mare a causa della bonaccia. E questo lo percepiamo da tanti segnali, guardiamo per esempio ai risultati sportivi che l’Italia ha conseguito in questi ultimi due anni.

Nel basket e nella pallavolo, nella pallanuoto e nell’atletica, e ora anche negli sport invernali, è stato un mezzo disastro.

Dove eccellevamo ora siamo mediocri, i trofei ora li alzano gli altri, noi ritorniamo solo con un pugno di mosche in mano.

Anche il risultato sportivo italiano di maggior prestigio, la vittoria della Coppa Campioni (ora Champions League) di calcio, è merito di una squadra che schiera undici giocatori stranieri, allenata da uno straniero e non offre neppure un giocatore alla Nazionale. Insomma, la nostra giovinezza pare indebolita persino al gioco delle bocce.

E’ solo una serie di coincidenze sfortunate, un momentaneo inceppamento? Oppure si tratta di un calo energetico diffuso, un declino di testa e muscoli?

Non prendiamo medaglie, non troviamo più giovani artisti capaci di convogliare in un’opera significativa l’anima della nostra società, e portiamo a casa pagelle penose.

Tutto è collegato. Se manca l’impegno e la passione, manca tutto. Chi non la spunta su una pista d’atletica o di sci, non ce la fa nemmeno sui libri. E’ uno spompamento generale, una depressione collettiva. E così anche a scuola non si vedono luci sfavillanti.

Le insufficienze aumentano perché diminuisce la speranza nel futuro, nelle proprie capacità e soprattutto nella possibilità di affermarsi in una società che pare irrimediabilmente vinta dalla sfiducia e dall’indolenza. Siamo stanchi fin da giovani, siamo fermi e inebetiti mentre altri corrono.

Ebbene dobbiamo reagire, dobbiamo far vedere di che pasta siamo fatti.

E’ una questione di testa, motivazione e la giusta ambizione.

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”.

Quante volte avrai sentito questa frase? Ebbene è ora di metterla in pratica, è ora di mostrare al mondo che siamo come calabroni, i quali secondo le leggi della fisica con quel corpo così grosso e pesante e quelle alucce così piccole non potrebbero volare.

Noi dobbiamo essere così: anche se intorno a noi c’è gente sfiduciata che vuole trascinarci con loro nella mediocrità, anche se per cominciare un qualsiasi progetto dobbiamo lottare contro la burocrazia, le tasse, e la derisione di chi ci dice che non ce la faremo… noi con i nostri sogni, le nostre passioni e le nostre speranze possiamo fare un balzo e conquistarci ciò che ci spetta di diritto: il successo.

"Il Possibile chiese all'Impossibile: dov'è la tua dimora? L'Impossibile rispose: nella testa delle persone che non credono ai propri sogni"




Alla tua indipendenza finanziaria,

Filippo

Nota aggiunta il 5 giugno 2010:

a proposito di risultati sportivi, per fortuna ci sono le eccezioni!

Tantissimi complimenti a Francesca Schiavone che ci rende orgogliosi di essere italiani: è la prima tennista italiana nella storia a vincere il torneo del Roland Garros.
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